Il sistema del Decreto Flussi – di cui si parla in questo articolo del blog – continua, a nostro parere, a presentare numerose criticità.
La stessa logica su cui si fonda il sistema dei flussi è del tutto irrealistica.
Si presuppone infatti che il datore di lavoro richieda l’assunzione di un lavoratore senza nemmeno averlo mai incontrato.
Una famiglia, ad esempio, che cerchi una colf o una badante per assistere un anziano oppure un’azienda che abbia bisogno di manodopera, raramente, per non dire mai, decideranno di assumere un lavoratore senza averlo mai visto, senza avergli parlato o essersi fatto una idea delle sue capacità, anche empatiche, e questo tanto più perché il lavoratore risiede in un Paese extra UE.
Peraltro le quote stabilite dal Decreto Flussi, spesso non rispecchiano il reale fabbisogno del mercato del lavoro.
Questa distanza crea un paradosso: mentre molte aziende faticano a reperire personale, migliaia di stranieri disposti a lavorare non possono farlo legalmente per mancanza di posti disponibili nelle quote.
La procedura, oltretutto, è estremamente farraginosa e disincentiva ulteriormente i datori di lavoro ad assumere regolarmente lavoratori stranieri.
Il sistema del click day complica ancora di più le cose. Il datore di lavoro infatti è costretto a inoltrare la domanda allo scoccare dell’ora stabilita dal Decreto Flussi se vuole avere la speranza che venga esaminata.
I sistemi telematici del Ministero però, proprio a causa dell’elevato numero di richieste inviate contemporaneamente, spesso si bloccano e questo costringe i datori a provare per ore per riuscire a completare l’invio della richiesta. L’estrema complessità della procedura induce quindi i datori a rivolgersi a intermediari e a sostenere i relativi costi.
Non è raro che questi intermediari di fatto costituiscano vere e proprie organizzazioni criminali che chiedono cifre elevatissime ai lavoratori extracomunitari in cambio dell’ottenimento del visto.
Una volta che il lavoratore entra in Italia, tuttavia, scopre che il datore di lavoro che aveva chiesto il nulla osta di fatto non esiste o non è reperibile.
In questi casi, la maggioranza dei lavoratori coinvolti finisce per diventare irregolare sul nostro territorio e per alimentare il mercato del lavoro nero.
Questa distorsione del sistema provoca un ulteriore abbassamento del livello delle condizioni di tutti i lavoratori, compresi quelli italiani.
Anche quando non si inseriscono soggetti che agiscono illegalmente, la procedura è così lunga che non consente alla domanda di incontrare l’offerta.
Quando il lavoratore riesce finalmente a ottenere il visto e a entrare in Italia, il datore che lo aveva richiesto non ne ha più bisogno e non è quindi più disposto a sottoscrivere il contratto di soggiorno.
Non a caso, secondo il report pubblicato da Io ero straniero, nel 2024 solo il 7,8% delle quote di ingressi stabilite dal governo si è trasformato in permessi di soggiorno e impieghi stabili e regolari.
Una curiosità: alcune tipologie di permessi di soggiorno vengono rilasciate al di fuori del sistema delle quote. Tra queste, anche il permesso di soggiorno per investitori, introdotto dal governo Renzi il giorno prima delle dimissioni. Questo permesso viene rilasciato agli stranieri che intendono effettuare un investimento di almeno 2 milioni di euro in titoli emessi dal Governo italiano mantenendolo per almeno due anni. Un permesso quindi non proprio alla portata di tutti!