Skip to content
  • Home
  • Professionisti
  • Aree di competenza
    • Lavoro
    • Persone
    • Immigrazione
  • News
  • Contatti

Decreto Lavoro 1 maggio 2026, salario, occupazione e piattaforme digitali.

12 Maggio 2026

Il decreto-legge sul lavoro entrato in vigore il 1° maggio 2026 e da subito ribattezzato «Decreto 1 maggio», introduce misure destinate a incidere in modo rilevante sulla gestione dei rapporti di lavoro.

Il provvedimento si muove su tre fronti principali:

  • la definizione del “salario giusto”;
  • il sostegno all’occupazione stabile;
  • il contrasto allo sfruttamento lavorativo nell’economia delle piattaforme digitali (caporalato).

Salario giusto, la legge segue la giurisprudenza

Sul tema del salario, il legislatore ha scelto una strada già tracciata dai tribunali, ovvero quella di affidare alla contrattazione collettiva il compito di definire la soglia retributiva di riferimento. Il trattamento economico dei lavoratori sarà quindi legato ai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Nei settori privi di una specifica contrattazione, si farà riferimento al contratto più affine all’attività esercitata.

Il decreto desta alcune importanti perplessità.

Innanzitutto non introduce un salario minimo legale, né prevede adeguamenti automatici delle retribuzioni inferiori ai parametri individuati. Ciò significa che se un lavoratore riceverà un trattamento retributivo inferiore al “salario giusto”, non scatterà nessun automatismo ma sarà ancora necessario ricorrere alle vie legali e ottenere una pronuncia del Tribunale che accerti il suo diritto a una retribuzione maggiore.

Il decreto introduce inoltre una misura specifica per i casi di mancato rinnovo della componente economica dei CCNL: trascorsi dodici mesi dalla scadenza, è previsto un adeguamento retributivo provvisorio pari al 30% della variazione dell’indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA). Tale meccanismo appare inadeguato perché consente solo un recupero parziale del potere d’acquisto durante il periodo di vacanza contrattuale; proprio la modestia dell’incremento potrebbe finire per disincentivare le associazioni datoriali dal procedere tempestivamente al rinnovo del contratto.

Resta infine da capire quale margine di valutazione manterrà il giudice nei casi in cui il salario previsto dai contratti nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale risulti concretamente inadeguato, come avvenuto nel settore della vigilanza privata. Ci si chiede, in sostanza, se in queste ipotesi il giudice conserverà la possibilità di applicare direttamente il principio di sufficienza della retribuzione sancito dall’art. 36 della Costituzione.

 

Esoneri contributivi, le opportunità per le imprese

Il Decreto Primo Maggio stanzia risorse pubbliche significative per incentivare le imprese alle assunzioni a tempo indeterminato.

Le misure principali sono tre:

  • Contributo lavoratrici svantaggiate
    Per le lavoratrici svantaggiate è previsto un esonero contributivo totale fino a 650 euro mensili per 24 mesi, che sale a 800 euro per le assunzioni nelle aree ZES del Mezzogiorno.
  • Contributo Lavoratori giovani
    Per i lavoratori under 35 senza precedenti esperienze di impiego stabile, l’esonero è del 100% fino a 500 euro mensili per 24 mesi, con soglia elevata a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi.
  • Incentivo stabilizzazione
    È previsto infine un incentivo specifico per la stabilizzazione di contratti a termine già in essere, quelli stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026, a condizione che la trasformazione avvenga entro il 31 dicembre 2026.

L’accesso agli sgravi e ai contributi richiede una verifica puntuale dei requisiti soggettivi e temporali. Le istruzioni operative di INPS e Ministero del Lavoro non sono però, ad oggi, ancora disponibili.

 

Caporalato piattaforme digitali, anche qui il legislatore segue la giurisprudenza

Quello sulla lotta al caporalato è forse il punto più atteso del provvedimento.

Il Decreto interviene sulle forme di sfruttamento lavorativo tipiche della gig economy, il modello economico basato sulla gestione di lavoratori on demand per prestazioni saltuarie gestite da piattaforme informatiche online.

[Ce ne siamo occupati in questo articolo].

Anche questa parte del provvedimento, tuttavia, sembra poco incisiva. Anzitutto perchè il decreto punta molto sulla trasparenza degli algoritmi e sulle regole formali, tralasciando invece di adottare i necessari interventi di carattere strutturale (come salari, organizzazione del lavoro, potere contrattuale).  Il provvedimento, inoltre, omette di prevedere strumenti realmente coercitivi in caso di violazione degli obblighi introdotti da parte delle aziende, con il rischio che tali obblighi rimarranno, di fatto, inattuati.

Ultime news
03 Ago
Rider e piattaforme digitali, le novità della Legge 112/2026
20 Lug
Il congedo di paternità torna all'esame della giurisprudenza più recente
10 Lug
Nasce l'Associazione Giuristi Democratici Varese: BGP Avvocati tra i soci fondatori

Via Robbioni, 39
21100 Varese

+39 0332 288530
Scrivici una mail

© 2023 BGP Avvocati associati | P.Iva 02489390126 | Sito realizzato da Paris & Bold

Privacy policy • Cookie policy

  • Home
  • Professionisti
  • Aree di competenza
    • Lavoro
    • Persone
    • Immigrazione
    • Back
  • News
  • Contatti